domenica 23 novembre 2014

Macbeth muffin.. MTC n.43



Questo mese la sfida dell'MTC ci scava dentro. Scava nelle nostre emozioni, nei nostri ricordi. Tira fuori i nostri sentimenti e li mescola con un cucchiaio di legno, brevemente.
Abbinare un muffin a un'opera letteraria, a un film, a una canzone.. A qualsiasi opera d'arte che ci sia rimasta dentro, che ci abbia lasciato qualcosa.
Difficile per me, che leggo tantissimo, che ogni giorno mi innamoro di nuove parole, di nuove combinazioni di colori, di nuove combinazioni di note.
Difficile per me, che mi lascio coinvolgere così tanto dal perdere i confini tra me e quello che leggo/vedo/sento.
Piango, rido, mi arrabbio, raccolgo le speranze di chi scrive, di chi racconta, di chi canta.. le faccio mie.
E ogni volta ci metto un po' a riacquistare me stessa.
E ogni volta mi ritrovo con qualcosa in più, qualcosa di nuovo.


E' quello che mi accade a teatro. Sia sul palco, sia giù, in platea.
Ogni nuovo personaggio incontrato o interpretato è una scoperta. Di me stessa, prima che di lui.
Una scoperta di me, rispetto a lui.
Quando cominciai a studiare teatro mi sono avvicinata a tanti testi teatrali.. i Maestri napoletani.. il teatro francese.. e quello inglese. Ho divorato quasi ogni opera di Shakespeare. Dal Mercante di Venezia all'Amleto, Romeo e Giulietta e i suoi Sonetti. Ma quello che ha fatto più breccia nel mio cuore è stato il Macbeth, quello che allora, come oggi, trovo il più attuale, quello in cui la bramosia del potere è tale che arriva ad uccidere.. e subdolamente a giustificare. Si lega a profezie e in nome di quelle legittima le proprie azioni, in un susseguirsi di omicidi, fantasmi e follia.


Ma quello che ancora di più mi ha attratto nel Macbeth è l'aura di maleficio che la circonda.
Il mondo teatrale è un mondo ricco di superstizioni e in questo mondo il Macbeth è l'impronunciabile fautore di mille sfortune. Molti hanno legato le sfortune del Macbeth ai sortilegi delle streghe, probabilmente veri sortilegi. Altri le hanno legate all'utilizzo di vere streghe nella messa in scena del dramma. Altri ancora al gran numero di duelli, con spade vere, durante i quali capitava spesso di ferirsi. Si diffuse allora, tra i teatranti, l'usanza di parlare di Dramma Scozzese e di evitare il più possibile di pronunciare le battute degli incantesimi delle streghe. E se malauguratamente capitava? Bisognava correre fuori dal teatro, fare tre giri su stessi e bussare per farsi riaprire.
Le superstizioni del Macbeth mi hanno portata subito a pensare le altre superstizioni teatrali e a quelle mi sono ispirata per i miei primi muffin.


Si parte dal colore viola, colore evitato come la peste nei teatri italiani (in quelli inglesi il colore portasfortuna è il blu), per il suo legame al colore della Quaresima. E per il viola non potevo che scegliere un montagna di mirtilli, che col loro colore viola/blu accontentano sia i superstiziosi anglosassoni sia quelli italiani. Ho scelto poi di ricoprire i miei muffin con i biscottini scozzesi per eccellenza, quegli shortbread che sono come le ciliege (almeno per me), sbriciolati per richiamare l'augurio che si fa agli attori anglosassoni, quel "Rompiti una gamba" che richiama gli inchini fatti come ringraziamento per gli applausi. E, ancora per un po' di buona fortuna, ho deciso di aggiungere, infine, della granella di mandorle.
Ecco pronti quindi i miei Macbeth Muffin

INGREDIENTI per 12 muffin
Per lo shortbread crumble
50g farina di frumento 00
40g burro freddo
30g zucchero semolato

Tagliare a pezzetti il burro. In una ciotola mescolare la farina, il burro e lo zucchero, fino ad ottenere delle briciole. Lasciare riposare in frigo.

Per i muffin
2 uova (100g)
130ml latte intero fresco
100g burro morbido
100g zucchero semolato
300g farina di frumento 00
8g lievito in polvere per dolci
1/2 cucchiaino di bicarbonato di sodio
100g mandorle spellate
200g mirtilli

Riscaldare il forno statico a 190°C. Spezzettare le mandorle grossolanamente.Sciacquare i mirtilli e asciugarli delicatamente con un canovaccio. Sistemare i pirottini in una teglia da 12 muffin.
Preparare gli ingredienti liquidi. In una ciotola, mescolare con una frusta a mano il burro e lo zucchero, formando una crema. Unirla alle uova, sempre mescolando, e unire il latte. Tenere da parte.
Preparare gli ingredienti secchi. In un'altra ciotola, mescolare tra loro la farina e i lieviti e unire le mandorle spezzettate. Formare una fontana al centro. Unire gli ingredienti liquidi e i mirtilli. Mescolare brevemente con un cucchiaio (circa 10-12 giri di cucchiaio). Versare 1-2 cucchiai di composto all'interno dei pirottini, riempiendoli fino al bordo (o anche per 2/3). Sbriciolarvi su lo shortbread crumble. Abbassare a 180°C la temperatura del forno. Infornare i muffin e cuocere per 25-30 minuti (a me ne sono serviti 35, in ogni caso non aspettate che si dori la superficie, perché lo shortbread resta molto chiaro. Piuttosto, verificate la cottura con uno spaghetto).
Appena pronti, sfornate, fate raffreddare 5 minuti, poi toglieteli dalla teglia e fate raffreddare su una gratella per dolci.


Con questa ricetta partecipo all'MTC n. 43





domenica 16 novembre 2014

Ricordi d'infanzia, ricordi di te: babà rustico di mia nonna Iolanda per #noiCHEESEamo


Non mi piace la parola. Non mi è mai piaciuta. Ma in questi mesi, mi rincorre. La vedo mescolarsi alla mia vita. Deviarla. Darle altri sensi. Aprire nuove vie.
La fine di un'amicizia. La fine di un amore.
Fine.. che porta via. Chi ami. Prima Gianni, poi te.
Non abbiamo avuto mai il classico rapporto nonna-nipote. Ne ho sofferto. Lo faccio ancora. Se penso al tempo sprecato a non capirti. Se penso a quei momenti in cui mi sedevo, accucciata, sul divano, accanto alla tua poltrona a sentirti raccontare della guerra, che ti ha portato via tuo padre. Se penso ai momenti passati a guardare fotografie, dove rivedevo te piccola, dove vedevo la somiglianza con me. Nei capelli, Nelle guance. Negli occhi. Nel carattere. Dolce, ma soprattutto forte. Un carattere difficile. Da gestire. Da capire.
Il carattere che mi porto dietro. Che è sempre stato il nostro segno di riconoscimento. "Le ricciulelle sono così" dicevano. E continuano a dirlo, quando mi vedono.
Quello stesso carattere che ci faceva scontrare spesso. "Troppo simili" mi dicevano.
Troppo simili per non sapere che in ospedale avremmo pianto. Avremmo pianto abbracciate. Un abbraccio che non dimenticherò mai. Tu che sentivi la mia voce. Non riuscivi a vedermi. Mi chiamavi e piangevi. Piangevi per quella nipote che vedevi così poco. Piangevi per quella nipote a cui a telefono raccomandavi sempre di non abbandonare le sue passioni, di continuare col suo lavoro. Piangevi per quella nipote a cui hai fatto una promessa: "compreremo una casa a Posillipo, che si affacci sul mare".
Una promessa che porto con me, nel cuore. Perché so che dovunque tu sia, stai guardando il mare. Il nostro mare. E so che un giorno lo guarderemo insieme. Cantando la tua canzone preferita, sottovoce, come hai fatto con me, con il tuo sorriso felice sulle labbra.


 La mia seconda ricetta del cuore per #noiCHEESEamo, il contest di Formaggi svizzeri in collaborazione con Teresa di Peperoni e Patate è dedicata a te, che non amavi molto cucinare, ma che ogni volta che preparavi il tuo babà rustico eri puntuale a regalrmene un po': "A te piace!".
Ed era vero. Lo adoravo. E lo adoro. "Mamma, prepariamo il rustico con le patate di nonna?" era la richiesta che facevo spessissimo.
Poi ho imparato a prepararlo da sola. E oggi lo propongo in versione giramondo, come te.. Che hai visto quasi tutti i continenti.

INGREDIENTI 
1 kg di farina di frumento 00
500g patate
4 uova
150g burro a temperatura ambiente
200ml latte intero
25g lievito di birra
sale

Per il ripieno 
250g Le Gruyère Formaggi Svizzeri a cubetti
250g prosciutto di Praga a cubetti
250g salame napoletano a cubetti

PREPARAZIONE
Lessate le patate con la buccia, spellarle e schiacciarle con uno schiacciapatate. Metterle a raffreddare. Lasciare intiepidire in un pentolino il latte e sciogliervi il lievito di birra. Formare una fontana con la farina; al centro mettervi le uova, il burro tagliato a cubetti, le patate e il latte col lievito. Cominciare a mescolare e unire infine il sale. Mescolare fino a formare un impasto omogeneo ed elastico. Formare una palla e far lievitare, coperto, in forno spento con la luce accesa per 2 ore.
Passato questo tempo stendere l'impasto in un rettangolo, ricoprire col ripieno a cubetti e arrotolare nel senso della lunghezza. Imburrare una teglia di 28cm di diametro, possibilmente una teglia da ciambella. Adagiarvi all'interno il rotolo, unendo le due estremità, e lasciare lievitare per altri 30 minuti.
Infornare a 220°C per circa 30 minuti, coprendo la superficie qualora dovesse scurirsi troppo.



Con questa ricetta partecipo al contest #noiCHEESEamo in collaborazione con Peperoni e patate e Formaggi svizzeri


martedì 11 novembre 2014

Tartellette alla fonduta di Emmentaler, radicchio e salsiccia #noicheeseAMO


Mi sono appassionata all'arte della pasticceria sin da piccola, quando aiutavo mia madre a preparare la pastiera o un ciambellone sofficissimo, spesso in versione black&white.
La spiavo, Ne spiavo i movimenti che rendevano così buoni e perfetti i dolcetti che mi preparava. E sfogliavo riviste, chiusa nella mia cameretta, immaginando i sapori di quei dolci che vedevo.
Ne avevo di preferiti: crostata, tiramisù e, appunto. il ciambellone.
Non è stato difficile passare dal fare l'aiutante al provarci da sola. Ci misi anni, ma aspettai che fossi appena più grande da superare il piano del tavolo, per poter impastare senza dover ricorrere allo stare in piedi su una sedia.
Il primo tentativo fu una crostata, una apple pie per essere precisi. Non mi riuscì.. Impiegai ore ad impastare la frolla. Dimenticai lo zucchero. Misi un po' troppo limone sulle mele.
Fu un disastro, ma ricordo che quando la feci provare ai miei nonni, mi dissero, molto soddisfatti, ma chiaramente mentendo, che era buonissima.. forse un pelino acidula.
Da quel disastro ho cominciato a dedicarmi sempre di più alla pasticceria. Volevo imparare a fare dolci speciali come ne faceva la mia mamma. Di quelli capaci di rendere i pomeriggi passati in casa a studiare momenti speciali, unici.


Quando ho letto che bisognava presentare una ricetta del cuore, per #noicheeseAmo, non potevo non pensare proprio alla crostata, ma, ovviamente in versione salata.. e in formato mono.
Le ho rese particolari utilizzando una frolla alle noci come base e preparando per il ripieno una fonduta di Emmentaler, il formaggio svizzero per antonomasia, arrivato insieme al Gruviere in un pacco inviato dalla squadra Formaggi Svizzeri e Peperoni e Patate.
Voi conoscete la differenza tra questi due formaggi? Ovviamente, la prima è quella visiva: i buchi presenti nel primo, ma del tutto assenti nel Gruviere. E i buchi dell'Emmentaler erano quelli che mi rendevano questo formaggio, dolce nel sapore, a differenza del sapore tendenzialmente più piccantino del Gruviere, il mio formaggio preferito da piccola. Ci potevo giocare e osservare il mondo da uno dei suoi numerosi buchi, prima di ogni boccone. E ogni volta ricordavo delle trappole che Tom tendeva a Jerry adoperando proprio questo formaggio.
Capirete quindi che non potevo non utilizzare l'Emmentaler come primo formaggio per queste crostatine.
Veniamo alla ricetta quindi :)

INGREDIENTI per 10 crostatine
Per la pasta frolla alle noci (ricetta tratta e modificata da Il grande libro dei cuochi)
100g noci tritate
250g farina di frumento 00
170g burro a temperatura ambiente
1 uovo piccolo (50g)
sale

Formare una fontana con la farina. Al centro mescolare l'uovo con il burro, le noci tritate e un pizzico di sale. Impastare il tutto, unendo mano a mano la farina. Formare una palla e mettere a riposare in frigo per almeno un'ora.

Per la fonduta all'Emmentaler
400g Emmentaler
270ml latte intero
20g burro
1 cucchiaio di farina di frumento 00 (15g)
4 tuorli

In una pentola, tagliare a cubetti l'Emmentaler e ricoprirlo con il latte. Far riposare coperto per due ore. Passato questo tempo, in una pentola a parte sciogliere il burro e unire la farina, mescolando, fino ad ottenere un roux chiaro. Unire a filo il latte con l'Emmentaler e mescolare finché il formaggio non sarà sciolto. A questo punto unire, uno alla volta, i tuorli, mescolando ininterrottamente, finché la fonduta non si sarà addensata, ottenenendo una crema liscia e senza grumi.

Per il ripieno
300g radicchio di Chioggia
3 salsicce (300g)
1/4 di cipolla bionda
fonduta all'Emmentaler
1 bicchierino di vino bianco

In una padella, rosolare in un filo di olio extravergine d'oliva la cipolla tritata fine. Far imbiondire e unire le salsicce sbriciolate, rosolando per una decina di minuti. Sfumare con il vino bianco e lasciare cuocere ancora per qualche minuto. Quando il vino sarà sfumato del tutto, togliere dal fuoco le salsicce e nella stessa padella versare il radicchio lavato e tagliato a listarelle. Cuocere per qualche minuto, finché non sarà del tutto appassito. Scolare e unire alle salsicce. Mescolare unendo, infine, anche la fonduta.

Per completare
Scaldare il forno a 180°C. Tirare la frolla alle noci dal frigo. Stendere l'impasto a uno spessore di circa 2mm. Con un coppapasta formare dei dischi che adagerete in stampini da tartelletta, bucherellando il fondo. Infornare per 15 minuti. Tirare fuori dal forno e riempire con il ripieno. Infornare ancora per 20-30 minuti. Sfornare e lasciare raffreddare bene prima di servire.


Con questa ricetta partecipo a #noicheeseAMO in collaborazione con Tery di Peperoni e patate e Formaggi Svizzeri

mercoledì 5 novembre 2014

Cake integrale al miele, noci e segale


Settimane intense, settimane importanti. Settimane che mi stanno cambiando la vita. Non so in che direzione la porteranno, ma lo fanno. Momenti in cui pare non ci sia più un filo logico, un filo che conduca per vie semplici. Si interrompe, quel filo. Devi ripartire. E anche essere brava a farlo, che altrimenti resti indietro.
Settimane che si tirano su come castelli di carta e a un soffio di vento vengono giù. Si mescolano tra loro. Perdono nessi. Perdono connessioni. Perdono quel poco che le teneva insieme e che pareva dargli un senso.
E allora provi a dargli una nuova forma. Ti rifugi in cucina. Le addolcisci con del miele. Le rendi più croccanti con delle noci. Gli dai il profumo del Natale che sta arrivando, con la cannella, con la segale, che fa tanto inverni del Nord. Ti rifugi in quel sogno. E sai che lì trovi il senso di tutto.



INGREDIENTI
100g farina di frumento integrale
100g farina di segale integrale
4 uova
150g miele di tiglio Mielbio Rigoni d'Asiago
100g noci già sgusciate
1 bustina di lievito per dolci
125 ml di olio di semi di mais
1 cucchiaino di cannella in polvere

PREPARAZIONE
Accendere il forno a 180°C. Separare i tuorli dagli albumi e montare questi ultimi a neve ferma. Mettere da parte. In una ciotola montare i tuorli con il miele finché risulteranno chiari. Unire l'olio di semi, le farine setacciate, la cannella e il lievito per dolci. Spezzettare le noci e unirle all'impasto, Infine unire gli albumi, mescolando delicatamente, dall'alto verso il basso, con un cucchiaio di legno. Versare il composto in uno stampo da cake imburrato (o rivestito di carta da forno) e infornare per circa 30-40 minuti (verificate sempre con uno spaghetto, che ogni forno ha i suoi tempi di cottura).

lunedì 27 ottobre 2014

Lasagna al cacao con mascarpone, funghi, pancetta e noci. MTC 42


A volte desidero una bacchetta magica. Qualcosa che cancellasse tutto, che lo riscrivesse. Qualcosa che potesse dare nuova forma alle cose. Qualcosa che riassemblasse eventi, fatti, in maniera diversa. Qualcosa che sciogliesse nodi, che dissipasse paure. Qualcosa che potesse scavare nel profondo di ciò che sono.. al posto mio. Qualcosa che mi restituisse una forma e la delineasse, definitivamente. A volte sembra di perdersi, scivolare via, come una macchia di olio. Espandersi, senza sapere dove andare. Vorrei una bacchetta magica che me lo indicasse. La seguirei. Sono sicura che lo farei.


Per l'ultimo MTC l'idea di cosa preparare l'avevo sin dal primo giorno: cacao, funghi e un formaggio, che inizialmente avrebbe dovuto essere il gorgonzola, ma poi è diventato il mascarpone. Anche la voglia di prepararla c'era sin dall'inizio. Poi.. poi ne sono capitate tante. Viaggi in giro per l'Italia, alcuni per lavoro, altri purtroppo che non avrei mai voluto fare, non per il motivo per cui l'ho fatto, almeno; spettacoli. E mi sono ridotta a ieri, di ritorno da Brescia, ad avere il tempo di assemblare il tutto. parecchio scetticismo a casa, da chi immaginava che volessi fare delle sfoglie di cioccolato. Alla fine, a tavola li sentivo confabulare e me l'hanno confessato: non se lo aspettavano, ma è buona.. Possibile che dopo anni che spignatto ancora a non fidarsi? :)

INGREDIENTI per 6 persone
Per la pasta al cacao
190g farina di frumento 0
90g semola di grano duro
20g cacao amaro
3 uova

Setacciare insieme le farine e fare una fontana. Rompervi le uova al centro, Mescolare le uova e mano a mano unirvi le farine. Impastare finché non otterrete un impasto omogeneo, dategli la forma di una palla e fate riposare sotto una ciotola capovolta per circa mezzora. Passato questo tempo, stendere la sfoglia, ruotando spesso l'impasto, in modo da allargarlo con una forma tondeggiante. Arrivate a uno spessore di circa 1-2 mm. Lasciate asciugare.


Per la bechamelle (ricetta di Michel Roux)
1/2l latte fresco
30g burro
30g farina di frumento 00
sale, pepe bianco e noce moscata

In un pentolino a fondo spesso, sciogliere il burro e versarvi la farina. Mescolare energicamente fino ad ottenere un roux bianco. Unire il latte e mescolare, facendo addensare la bechamelle fino al punto desiderato. Regolare di sale, pepe e unire la noce moscata. Mettere da parte.

Per il sugo
700g funghi misti surgelati
200g pancetta a cubetti
100g gherigli di noci
250g mascarpone
2 cucchiai di gin
olio extravergine d'oliva
cipolla
sale e pepe bianco

In una padella ampia, rosolare nell'olio extravergine d'oliva la cipolla. Unire la pancetta e cuocere per una decina di minuti, finché la pancetta non risulterà croccante. Unire i funghi e cuocere ancora per circa 20 minuti. Sfumare con il gin e aggiungere il mascarpone. Insaporire ancora per qualche minuto, regolare di sale e pepe e mescolare.

Comporre la lasagna
Portare a bollore una pentola con acqua salata e riempite una ciotola di acqua fredda. Ritagliare dalla sfoglia dei rettangoli, cuocerli 2-3 minuti nell'acqua salata e poi tuffarli nella ciotola di acqua fredda. Mettere a colare in uno scolapasta. In una teglia fare una base con la bechamelle e il sughetto preparato (allungate con un po' di acqua di cottura della pasta, qualora dovessere essere troppo dense), rivestire con un primo strato di sfoglie condire con il sugo di funghi, la bechamelle, le noci tritate grossolanamente e una grattugiata di parmigiano reggiano. Ricoprire con le sfoglie e ricominciare a condire allo stesso modo (con questi dosaggi mi sono venuti fuori quattro strati), terminando la composizione con un ultimo strato di sugo, bechamella, noci e parmigiano. Infornare a 200° C per circa 30 minuti.


Con questa ricetta partecipo all'MTC.42


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