lunedì 26 aprile 2010

Risotto alle ortiche

Una giornataccia quella di oggi. Di quelle in cui, a saperlo prima, ti saresti messo di nuovo a dormire dopo aver sassato la sveglia contro la parete. Insomma non è partita con il piede giusto e si è conclusa, o quasi (visto che le incombenze di casa mi attendono) in maniera ancora più disastrosa. So che non fa bene portarsi i problemi di lavoro a casa, ma ci sono di quelle cose che proprio non riesco a sopportare. E' vero che il mio lavoro è molto difficile: stare a contatto con delle persone, le quali si affidano completamente a te per farsi togliere quei chili di insicurezze e ansie accumulati negli anni, non è la cosa più facile del mondo, ma spesso ci sidimentica che al di là di una scrivania, sotto il camice della dottoressa esiste un essere umano che non riesce a sopportare tutte le tare di ogni persona che gli passa davanti e che non può risolvere miracolosamente i problemi di ognuno senza che ci sia una predisposizione a farseli risolvere questi problemi. Insomma quando chiudo la porta di casa, tornata da lavoro, mi ci vuole un pò per scrollarmi di dosso quello che è successo e che ho sentito. Questo è uno di quei momenti da meditazione zen. Menomale che ci sono anche persone come la signora di cui vi ho parlato in questo post che ogni tanto mi coccola ("Sa, dottoressa, mi hanno detto che a lei piace cucinare e quindi, se non le dispiace, le ho portato un pò di erbe dal mio orto. Fanno tanto bene.."). Mi ha riportato le ortiche, insieme ad erba cipollina, al finocchietto ("Dottoressa, mi hanno detto che è anche afrodisiaco") e una specie di basilico, ma non ho capito bene che erba sia ("Ci fa il ragù, ne esce una cosa buonissima"). Il risotto con le ortiche me lo ha consigliato proprio questa signora. E io, tornata a casa mi sono precipitata a farlo.

INGREDIENTI per 2 persone
150g riso
ortiche
uno scalogno
olio extravergine d0oliva
brodo vegetale qb
burro per mantecare
sale qb

PREPARAZIONE
Lessare le ortiche e tagliuzzarle. Intanto soffriggere lo scalogno con l'olio e versarci le ortiche. Aggiungere il riso e un goccio di vino e portare a cottura aggiungendo del brodo. Quando è pronto, mantecare con del burro e servire (una grattuggiata di parmigiano ci sta benissimo)

venerdì 23 aprile 2010

Spaghetti con carbonara di zucchine filante



Dopo aver costratto il carnivoro a mangiare del tofu, oggi ho deciso di farmi perdonare preparando un piattino piuttosto sostanzioso, ma comunque vegetariano. No, non mi sto avvicinando al mondo dei vegetariani, nè credo che riuscirei mai a farlo. E' solo che adoro le verdure (e tante altre cose!) e mi piace soprattutto metterla in piatti di pasta, perchè le donano quel colore e quell'allegria in più. Sono spaghetti semplicissimi da fare, ispirati ad una ricetta che spesso mia madre mi faceva quando ero piccola. Lei ci aggiungeva anche delle melanzane e come formaggio filante spesso usava del fiordilatte o della mozzarella. Io non avevo in casa ne' l'uno ne' l'altro e le melanzane per ora non sono ancora in stagione. Ho quindi rimediato con quello che avevo e ne è uscit un piattino, divorato in un nanosecondo dal carnivoro, che di sicuro non gli ha fatto rimpiangere la vera carbonara :)

INGREDIENTI per 2 persone
160g spaghetti
3 zucchine
formaggio che fila a fette (chiedo venia, ma n casa avevo del galbanino ed ho usato quello, ma come dicevo rende molto di più con mozzarella o fiordilatte :)
3 uova
olio extravergine di oliva
sale e pepe q.b

PREPARAZIONE
Scaldare l'olio in una padella abbastanza alta e capiente. Tagliare le zucchine a listarelle e versarle nell'olio caldo, salare e far rosolare per ualche minuto. Intanto lessare gli spaghetti e sbattere le 3 uova. Tagliare a cubetti il formaggio. Qunado la pasta è cotta, versarla nella padella delle zucchine, unirvi le uova e mescolare velocemente per evitare che si raggrumino, e infine versare il formaggio. Far sciogliere continuando a mescolare e servire.

Colgo anche l'occasione di questo post per partecipare al Giveaway del blog di Cris Zucchero&Sale. E' molto carino e ci sono dei premi mooooolto interessanti, quindi che aspettate, su su :)




giovedì 22 aprile 2010

Tofu con peperoni e mandorle

Fondamentalmente sono una persona molto curiosa. In tutto ciò che mi circonda. E questa mia curiosità mi porta sempre a vivere nuove esperienze e, in campo alimentare, a scoprire nuovi sapori. Il tofu mi ha sempre incuriosita. Non l'ho mai assaggiato, un pò perchè a casa mia (giù, a Napoli) faccio fatica a trovarlo e un pò perchè qui (in provincia di Ferrara) ho un fidanzato molto carnivoro e molto restio a provare cibi che facciano parte del mondo dei vegetali (volevo prendere già da un pò il tofu e quando gli comunico questo mio pensiero mi sento di rispondere: "ma è cibo finto!!"). Un giorno però mi sono presentata a casa con il tofu già nei sacchetti della spesa e, siccome ormai era in casa, non avrei mai potuto lasciarlo andare a male :) E quindi ecco qui questa ricettina, molto veloce e gustosa. E così il fidanzatino è stato fregato (dopo averlo mangiato mi dice: "è buono.. però io preferisco sempre la carne!")

INGREDIENTI per 2 persone
360g tofu
2 peperoni di colori diversi
una manciata di mandorle pelate
olio extravergine d'oliva
un cucchiaio di salsa di soia

PREPARAZIONE
Tagliare i peperoni a listarelle e cuocerli in una padella in cui si saranno fatti scaldare più o meno 4 cucchiai di olio extravergine. Aspettare che appassiscano i peperoni e aggiungervi le mandorle e il tofu tagliato a tocchetti. Cuocere ancora qualche minuto e condire con il cucchiaio di salsa di soia.

martedì 20 aprile 2010

Ciambella della nonna


Oggi ero in vena di coccole. Ogni tanto il mio morale sprofonda: eppure oggi c'è un sole che spacca le pietre. Ma sono così: non sempre il sole entra in me totalmente. E quando sono così giù sento la mancanza dei miei genitori e di mia sorella, che sono giù a Napoli. Per tirarmi un pò su il morale ho rispolverato tra le varie riviste di cucina che ho a casa, alla ricerca di lei, il primo amore, il primo dolce che ho imparato a fare e la mia primissima volta vicino ai fornelli. Ricordo ancora quando da piccola mi mettevo accanto a mia madre e la osservavo ammirata preparare un dolce: mi piaceva vedere come tutti gli ingredienti piano, piano si unissero e diventassero un tutt'uno, come bastava aggiungere una scorzetta di limone grattugiata per sentire un odore freschissimo spargersi per casa, come la farina diventasse una sottile nuvoletta quando la versavi nell'impasto, come due uova con dello zucchero diventassero una soffice spumetta. E spesso da sola osservatrice mia madre mi dava l'onore di diventare attiva partecipatrice alla preparazione di quella creatura. E che soddisfazione vederla crescere nel forno. Un entusiasmo che mi prende tuttora. Un giorno decisi che unica artefice di tutto sarei stata io, mia madre avrebbe preso il mio posto di spettatrice e soprattutto di "gustatrice" ufficiale! Con enorme soddisfazione tirai fuori la mia prima ciambella dal forno e con enorme timore la proposi a mia madre. Il suo sorriso.. è quello che ricordo e mi resterà sempre impresso. Lo stesso che mi fa ogni volta che gliene combino una delle mie o che le do soddisfazione in qualcosa.

INGREDIENTI ricetta oresa da Cucina Moderna n°2 Febbraio 1997
3 uova
350g farina
250g zucchero
1 bicchiere di latte
1 bicchiere di olio extravergine d'oliva
1 bustina di lievito per dolci
scorza grattugiata di un limone

PREPARAZIONE
Sbattere le uova con lo zucchero, aggiungere l'olio, il latte e la scorza di limone. Infine aggiungere la farina setacciata con il lievito e mescolare, amalgamando bene gli ingredienti. Versare in uno stampo a ciambella oliato e infarinato e cuocere in forno caldo a 180° per circa 50 minuti.





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domenica 18 aprile 2010

Pancakes

Ieri pomeriggio avevo progettato una giornata in giro per negozietti a Bologna, in attesa del mio ragazzo che uscisse dal corso di scrittura creativa. Mi pregustavo già il mio entra/esci dai vari negozi e temevo già per l'inesorabile impoverimento del mio bancomat (in 5 ore sarei capace di tutto!). Arriviamo a Bologna con un pò di anticipo, ci fermiamo al teatro dove si sarebbe tenuto il corso e che scopriamo? Il corso era stato annullato e nessuno si era preso la briga di avvisarci, grrrr. Vabbè, delusi, decidiamo che almeno il mio di programma non saltasse. Inevitabilmente quando sono in giro a Bologna faccio capolino alla Feltrinelli. Una sosta alla sezione narrativa e poi, come di consueto ormai, i libri di cucina. Tra i vari ne trovo uno: "Buon appetito America!" di Laurel Evans, un'americana, che dopo essersi trasferita a Milano per amore (ah, l'amore!) a 22 anni, ha deciso di scrivere un libro sulla cucina della sua patria. Un pò incuriosita e, sinceramente, anche scettica (che cosa ci sarà mai in America oltre dei paninazzi enormi e quintali di tacchino al forno?) comincio a sfogliarlo e, meraviglia delle meraviglie, scopro una serie di ricettine a random davvero molto interessanti. Il mio ragazzo mi guarda con gli occhietti già a cuoricino e mi impone: "Lo prendiamo!!". E infatti lo prendiamo. E oggi, come una bambina con un uovo di Pasqua, comincio a sfogliarlo con un entusiasmo incredibile e ad ogni pagina è un "ohh! ahh! buoniiiii! questi li devo fare immediatamente!" Ed ecco i pancakes. Mi frullava da un pò in testa l'idea di farli; li ho visti in tanti blog e siti culinari. Era giunto il momento che li facessi anche io. Inizio a pesare gli ingredienti e a preparare il latticello (di cui c'è la ricetta di come ottenerlo se non lo si trova in vendita) e non so come mi crolla la busta di misto peperoncino e aglio nella ciotola in cui c'era il mio latticello a riposare. Grrrrrrrr.. Armata di santa pazienza levo tutte le bricioline che c'erano, ad una ad una con un cucchiaio, con la più certosina precisione (una persona sana di mente avrebbe ricominciato a fare il latticello, buttando via il vecchio, ma io no! Io dovevo recuparare quello che avevo!!). Arriva il momento di mescolare i vari ingredienti: vado per prendere un uovo dal frigo e mi crolla una confezione di panna per dolci a terra, spalmandosi proprio davanti ai miei piedi e schizzando su ogni superficie della cucina! Doppio grrrrrrrr.. In quel momento mi sono convinta che devo fare una seduta di esorcismo prima di cominciare qualsiasi ricetta!!

INGREDIENTI ricetta tratta da "Buon appetito America!"
Per il latticello
3 parti di yogurt (preferibilmente greco)
1 parte di latte
1 cucchiaio di succo di limone
Per i pancakes (ne escono 5)
135g farina
250g latticello
2 cucchiaini di zucchero
1/2 cucchiaino di sale
1/4 di cucchiano di bicarbonato di sodio
1 uovo grande
35g burro fuso
olio per ungere la teglia
burro per servire
sciroppo d'acero

PREPARAZIONE
Mescolare lo yogurt con il latte e il succo di limone e far riposare a temperatura ambiente 5 minuti. Mescolare tutti gli ingredienti secchi e in una ciotola a parte mescolare uovo, latticello e burro fuso. Incorporare gli ingredienti liquidi a quelli secchi e amalgamare per ottenere una pastella omogenea, ma non mescolare troppo. In un padellino scaldere dell'olio, levare quello in eccesso e cominciare a cuocere un mestolino alla volta di impasto, prima 2-3 minuti su un lato (al centro si formano delle bolle) e poi altri 2-3 minuti sull'altro lato. Ripetere con la restante pastella e servire con il burro e lo sciroppo d'acero.

venerdì 16 aprile 2010

Scialatielli al ragù di salsiccia, cipolle e finocchietto

In principio dovevano essere strozzapreti. Com'è che siano diventati scialatielli ve lo spiego subito. Oggi volevo fare una sorpresa al mio ragazzo che quando torna da lavoro mangerebbe me e il tavolo compreso. Prendo in mano una ricetta che avevo annotato qualche tempo fa: l'ho presa da Alice TV, in un programma di Gianluca Nosari (da notare che nel frattempo io ero sullo step!!). E' una pasta fresca che prevede tra gli ingredienti dell'olio d'oliva, che rende l'impasto molto morbido ed elastico, quindi da trattare con molta pazienza, quando si deciderà, poi, che formato tirare fuori. Io avevo puntato su degli strozzapreti (in onore della Romagna, di cui è figlio!): provo con uno e niente da fare, mi viene uno gnoccolone gigante. Ok, provo il secondo, lo striscio tra le mani e niente viene fuori un siluro. Sconsolata guardo l'impasto. Come lo giro ora? Idea: proviamo gli gnocchetti. Taglio un salamino di pasta a tocchetti, ci passo il dito e niente, un piattume totale. Ancora più sconsolata, non mi do per vinta: provo l'ultima. Facciamo le TAGLIATELLE!! Tutta contenta preparo la mia macchina tirapasta, preparo i miei salamini cicciotti di impasto e tracchete infilo nei rulli, ma.. oh, oh la pasta si spezza. Non posso tirarla troppo sottile che altrimenti mi vengono i truciolini. Aumenterò la distanza tra i rulli. Passo di nuovo l'impasto e ora ci siamo. Aggancio il pezzo per tagliare le tagliatelle. Lo spessore è notevole e non posso più chiamarle tagliatelle, ormai il formato mi è molto più familiare e conterraneo: sono scialatielli! Ed eccoli qui. Conditi con un sughetto che va molto nelle zone romagnole, hanno davvero compiaciuto il mio ragazzo (e rispettivo verme solitario che vi alberga dentro, visto che non ingrassa mai di un etto, grrrr).

INGREDIENTI
Per la pasta all'olio:
350g farina 00
100g olio extravergine d'oliva
acqua qb.
Per il ragù:
1 salsiccia grossettina
1 cipolla dorata
5-6 pomodorini
finocchietto fresco
olio extravergine d'oliva.

PREPARAZIONE
Setacciare la farina e disporla a fontana. Nel mezzo mettere l'olio e mescolare. Nel frattempo aggiungere acqua (e farina se occorre) in quantità tali da permettere di ottenere un impasto elastico (più o meno ho aggiunto altri 100g di acqua e qualche cucchiaio di farina). Far riposare la pasta 30minuti in frigo. Nel frattempo preparate il ragù: tagliate a cubetti la cipolla e doratela in olio caldo. Aggiungete la salsiccia e fatela rosolare, aggiungendo un goccio di vino bianco. Aggiungere dei pomodorini tagliati in quattro e cuocere ancora, finchè saranno appassiti. Spegnere e aggiungere il finocchietto fresco (le erbe aromatiche le aggiungo sempre alla fine per mantenerne l'aroma) Quando è pronta, tirarla e tagliarla nel formato che desiderate (il mio è stato lo scialatiello: per ottenerlo la pasta deve essere tirata a massimo 5mm). Lessare la pasta e quando è cotta saltarla per qualche secondo nella padella del condimento.

giovedì 15 aprile 2010

Acciughe marinate al limone

Eccole qua: erano loro che mi frullavano in mente dalle vacanze pasquali e che erano in frigo a marinare ieri sera. Le ho assaggiate alle 5 Terre: La storia di questo fantastico pesciolino, almeno di quello monterossino ve l'ho raccontata qui. Ora veniamo alla storia del post di oggi: semplice, molto semplice.. Ne ho mangiate a iosa in quei 3 giorni e siccome quando mi parte una fissa dopo non me la levo per un pò, almeno finchè non sono riuscita a rifarla io, ecco che mi sono cimentata nella marinatura. Anche mia madre le fa marinate, con una sola differenza: lei utilizza l'aceto, invece del limone. Marinate con aceto le trovo molto più forti, mentre la marinatura al limone aiuta a risaltare il naturale sapore del pesce.

INGREDIENTI (ricetta presa da qui)
500g alici
1 limone
olio extravergine d'oliva
uno spicchio d'aglio
prezzemolo

PREPARAZIONE
Pulire le alici, aviscerarle e aprirle a metà cercando di lasciarle integre. Mano a mano che le pulite, ascigatele con della carta da cucina e mettetele in un piatto da portata, facendo attenzione e non sovrapporle. Spremere su un limone, bello ciccioso, e lo spicchio d'aglio tagliato a fettine. Coprire con della pellicola da cucina e mettere in frigo per qualche ora a marinare o almeno finchè la polpa del pesce non sarà diventata bianca(io le ho lasciate tutta la notte). Quando saranno pronte, irrorarle con un filo d'olio extravergine d'oliva e prezzemolo (che io homesso a parte, perchè al mio ragazzo non piace, così se vorrà provare se lo mette da solo). Sono buonissime anche servite con un pan brioche :d

mercoledì 14 aprile 2010

Capesante lardellate in crema di cannellini

Di solito preferisco postare le ricette di piatti che ho appena fatto (o comunque gustato), ma siccome la novità di oggi è ancora in frigo a marinarsi, ho deciso di postare questa ricetta che è da un po' che ristagna come foto nel mio pc (oovero il mio hardisk esterno, perchè se era sul pc a quest'ora non ne vedevo nemmeno più l'ombra). E' nata una calda domenica mattina estiva, in cui il mio ragazzo mi informa di un improvviso pranzo a sorpresa con un suo amico. Avevo intenzione di fare del pesce e la voglia di mangiare delle belle capesante era tanta. E allora che preparo, che sia buono e allo stesso tempo mi faccia fare una bella figura? Sfoglia una rivista, sfogliane un'altra, l'idea arriva: faccio delle capesante lardellate e le metto nella crema di fagioli. Ed eccole qui: velocissime da preparare e molto buone.

INGREDIENTI
9 capesante (più o meno 3 a testa)
una scatola di fagioli cannellini
9 fettine di lardo, di quelli poco aromatici che altrimenti può coprire il sapore delicato delle capesante
olio extravergine d'oliva
scalogno e rosmarino.

PREPARAZIONE
Avvolgere le capesante (private della parte arancione) nella fetta di lardo. Cuocere in forno a 180°C per qualche minuto finchè la fettina non diventa croccante. Nel frattempo soffrigere in una pentolina lo scalogno nell'olio, aggiungere i fagioli. Quando saranno cotti, passarli al minipimer e regolarli di sale. Aggiungere il rosmarino tritato e spegnere. Versare la crema di fagioli in cocottine individuali, immergervi 3 capesante lardellate a testa e servire.

martedì 13 aprile 2010

Biscotti all'uvetta

Cosa fare un pomeriggio in cui la voglia di studiare è poca e la voglia di pasticciare è tanta? E soprattutto quando c'è da festeggiare?? Ecco che mi sono cimentata a fare dei biscotti. Da piccola ricordo che mio padre spesso a casa tornava con dei saccocci pinei di biscotti alle gocce di cioccolato e all'uvetta e puntualmente mia madre lo sgridava perchè lei (perennemente a dieta, come la sottoscritta del resto) era facile a cadere in tentazione. E, infatti, puntulamente, mia madre ci cadeva e ne mangiava uno o due, con la sottoscritta al seguito :) Poi mio padre ha capito e da allora questi buonissimi biscotti non sono più entrati in casa nostra. E da quando "ha preso la mano" a fare dei biscotti mi balena in testa l'idea di fare dei biscotti che se anche se non proprio uguali almeno gli somigliassero un pò. Li ho trovati un pò di tempo fa sul sito di Cookaround, una ricetta di Dicke siccome oggi sono di festeggiamento ho deciso di farli. Per cosa festeggio? Perchè mi hanno contattata da un convegno internazionale che si terrà a Milano, il NutriMi di Milano, per una collaborazione, cioè sarò in uno stand a dispensare consigli di educazione alimentare. Non è un granchè, ma partecipare e fare anche una sola piccola parte in un evento del genere mi fa sentire importantissima! Ho deciso quindi che oggi mi sarei premiata/coccolata con questi biscotti, ce con il loro profumo di buono hanno letteralmente invaso casa.


INGREDIENTI
120g uvetta ammollata in acqua tiepida
225g farina
110g zucchero (credo che la prossima volta diminuir la dose, perchè secondo me sono un pò troppo dolci)
80g burro
1 uovo
2 cucchiaini di lievito in polvere

PREPARAZIONE
Fare una fontana con la farina setacciata col lievito e disporre al centro l'uovo, lo zucchero e il burro ammorbidito. Mescolare tutto e formare una pallotta a cui aggiungere le uvette ammollate e strizzate. Con un cucchiaio formare delle palline e cuocere a 200° per circa 15-20 minuti (la cottura dipende dalla grandezza delle palline che farete).

Con questa ricetta partecipo al contest di Ann




venerdì 9 aprile 2010

Petto d'anatra al miele e aceto balsamico


Dopo averla a lungo cercata ecco che ieri sera me la sono ritrovata nello scompartimento delle carni: l'anatra. Un bel petto, bello ciccioso e succulento. L'ho mangiato per la prima volta due anni fa e da allora non sono più stata capace di trovarla in giro, nè nei menù dei ristoranti, nè in macelleria, nè agli ipermercati (che generalmente hanno di tutto!). E, invece, ieri sera l'ho trovata. Ero andata a comprare del pesce, ma vedendo che il pescivendolo stava già sgomberando il bancone, ho deciso di ripiegare su un pò di carne (bianca possibilmente.. sai, la dieta!!). Cerca, cerca, tra filetti anemici e coscette piccine, mi ciccia fuori questo bel pezzetto rossiccio, lucido e invitante. Incredula (sapete San Tommaso?) lo prendo e leggo: Petto d'anatra. Da consumarsi preferibilmente entro il 12.04.2010. L'indecisione sul prenderlo o no è stata tanta: entro lunedì, come farò mai? Ma siccome sono cocciuta e non mi sarei accontentata di uscire dall'ipermercato senza aver preso il mio pettoccio di anatrella, ho deciso di prenderlo: "tanto mi metterò a cercare un modo per cuocerlo!". Torno a casa e inizia la ricerca. Tra le varie proposte, ne trovo una che mi socnfifera parecchio. E' questa e ovviamente l'adatto a quello che ho in casa e che avevo in mente. Volevo rifare più o meno la stessa ricetta di quando l'ho mangiata per la prima volta (per la serie il primo amore non si scorda mai), con la differenza che non ci sono spinaci, ma asparagi.
INGREDIENTI
1 petto d'anatra
1 cucchiaino di miele d'acacia
1 foglia di alloro
noce moscata
aceto balsamico
olio

PREPARAZIONE
Rosolare il petto d'anatra, con la pelle rivolta verso il basso, in una padella con un pò di olio, l'alloro e una grattatina di noce moscata. Cuocere per circa 20/30 minuti e aggiungere il miele sulla superficie del petto. Quando sarà caramellato il miele togliere l'anatra dalla padella e far rapprendere il fondo di cottura con un goccio di aceto balsamico. Intanto tagliate il petto a scaloppe, impiattate disponendo degli asparagi (che cuocio a vapore), le fettine di petto, il fondo di cottura e una manciatina di noci spezzettate.

giovedì 8 aprile 2010

Tortelli alle ortiche



Capita che nei periodi di festa, durante una consulenza alimentare, si parli di come afforntare le imminenti feste, di ciò che si prepara tradizionalmente o cosa si desidererebbe mangiare. Questi tortelli nascono da un moneto di questi, quando in consulenza una signora mi ha detto che ha passato la mattinata in campagna a raccogliere le ortiche, per farne dei tortelli e mi ha raccontato di quando era piccola e la mamma le faceva bere l'acqua di cottura: "Sa, dottoressa, fa tanto bene". Mi piace ascoltare i loro racconti, vita vissuta e ricordata con tale tenerezza da stringerti il cuore. Mi fa bene. La settimana dopo, la stessa signora si è presentata con un sacchetto di ortiche: "Dottoressa, gliene avevo parlato e mi piacerebbe che lei li provasse. Se vuole può anche omettere la ricotta, così sono più leggeri :)". Ed eccoli qui. Le avevo promesso che le avrei fatto sapere il risultato. E devo dire che sono venuti davvero molto buoni.
Ma veniamo alla ricetta.

INGREDIENTI
Per la sfoglia:
4 uova
400g farina 00

Per il ripieno (io sono andata a occhio):
Ortiche
ricotta di mucca (secondo me anche quella di pecora ci sta)
parmigiano reggiano
sale qb

PREPARAZIONE
Prepararare il ripieno, cuocendo le ortiche in acqua bollente salata. Quando saranno cotte farle raffreddare e tagliuzzarle con un coltello. Aggiungere della ricotta (ci ho messo più o meno 3 cucchiai), il parmigiano grattuggiato e regolate di sale. Preparate la sfoglia e tiratela sottile. Tagliarla a cubetti, mettervi al centro un pò di ripieno e richiuderla, pima a metà nel senso orizzontale e poi facendo girare i lembi della pasta intorno al dito. Vi verranno fuori dei tortelli. Cuocerli in abbondante acqua salata e condirli con burro e salvia.

martedì 6 aprile 2010

10 cose che non sapete di me: confessioni di una mente pericolosa

Ebbene si, siamo alle confessioni! Ho appena riaperto il blog e tra i vari commenti di tutte voi, che ringrazio tantissimissimo, ho trovato anche un piccolo, e impegnativo premio, che mi ha girato, gentilmente, Ambra, una persona stupenda che ho conosciuto quissù e con cui sono subito andata d'accordo (grazie, Ambra :*).
Veniamo a noi: dicevo impegnativo, perchè prima di girarlo ad altre 10 persone dovrò confessare 10 piccoli difetti o segni particolarmente scottanti che mi riguardano. Bene, partiamo:

  1. nonstante cerchi di celarlo nel miglior (o peggior, dipende dai punti di vista) modo possibile, sono mooooolto disordinata. E puntualmente mi ritrovo a lagnarmi col mio ragazzo che mette troppo disordine in giro.
  2. Quindi il secondo difetto è che faccio molta fatica lì per lì ad ammettere che ho torto, anche quando è palese che è così.
  3. Non mi spazientisco facilmente, ma quando mi arrabbio divento un demonio. Meglio non girarmi intorno in quei momenti che potrei mordere facilmente.
  4. Sono una dietista, ma in quanto a comportamento alimentare, ahimè, mi porto dietro un tarlo adolescenziale che fa fatica ad andare via da solo (insomma, predico bene, ma razzolo male, come si suol dire)
  5. Vivo in un posto che non amo molto, non tanto per il posto in sè, quanto per la lontananza dalla mia famiglia e dalle mie amiche, che mi pesa tantissimo. Spesso mi ritrovo a riversare tutto sulle spalle del mio ragazzo e litighiamo anche per questo.
  6. Adoro fare shopping, di qualsiasi genere, sia per e che per altri. Sono capace di far fuori uno stipendio senza neanche accorgermene, sob!
  7. Mi fido troppo delle persone e il che è un male quando poi mi ritrovo che quelle persone mi pugnalano nn appena mi giro
  8. Sono troppo distratta. Mi dicono sempre che cammino con la testa tra le nuvole e ogni giorno mi attiro calamità di ogn genere, senza neanche sapere come.
  9. Sono pigrissima. Prima di farmi prendere il via a fare qualcosa ce ne vuole, però appena ho il la e la spinta adatta non mi ferma più nessuno.
  10. Sono troppo nervosa (e il che dovrebbe contrastare il mio essere pigra) e ansiosa. Non riesco a tenere fermo neanche un dito. Se sono seduta saltello sulla sedia o agito la gamba, se sono in piedi mi muovo continuamente. Non riesco a rilassarmi un attimo sul divano o a chiudere gli occhi un nanosecondo.
Fiùùù.. è finito! Mamma mia che fatica, ora è meglio che non lo faccia vedere al mio ragazzo che altrimenti su lacun cose ci può gongolare su (leggasi punto 1 e 2).
Giro il premio a:
Federica di Note di cioccolato
Anna di Sapore di vaniglia
Ely di Nella cucina di Ely
Edith di Edith Pilaff
Fabiana di La zuppa di Bottoni
Federica di La cucina di Federica
Deny di Stabbiatini
CRI di Lo specchio ti riflette
Valeria di My life love food
Emy di Tutto fumo e niente arrosto

E poi, ovviamente a tutte le persone che passano a trovarmi tutte le volte che scrivo qualcosa di nuovo e che mi lasciano un segno del loro passaggio. Grazie, grazie, grazie :)

Pasqua 2010 alle Cinque Terre



Monterosso al mare - Veduta dall'alto del sentiero 2.
San Francesco d'Assisi
Monterosso al mare - Dalla spiaggia di Fegina

Eh si, quest'anno la vacanza di Pasqua abbiamo deciso di farcela diversamente dal solito. Si dice sempre: "Natale con i tuoi e Pasqua con chi vuoi!". Dopo varie proposte, la maggior parte all'estero a dire il vero, abbiamo poi ripiegato su un posto che non avevo mai visitato e che mi dava la possibilità di fare una cosa che mi piace tanto: camminare e esplorare la natura che mi circonda, scoprendola piano piano. Fare il sentiero 2, delle Cinque Terre, quello che da Riomaggiore ti porta a Monterosso al mare, aumentando mano, a mano di difficoltà, è stato un piacevole percorso alle scoperte di quello che la Natura ha ancora da offrirci e da farci ammirare, cioè quello che ancora noi uomini siamo stati capaci di non toglierle: il fascino e la capacità di lasciarci senza parole, anche solo per uno spruzzo di acqua salata che ti arriva sul viso dopo che un'onda si è stagliata contro uno scoglio.

Il sentiero 2, inoltre, fa parte di quella che era la via che gli antichi contadini attraversano per raggiungere i cian, ossia i terrazzamenti di viti che si srotolano lungo le coste.
Vernazza - Veduta dal sentiero 2

A concludere queste piacevoli scoperte naturalistiche, anche la gola è stata appagata dalle squisitezze del posto, acciughe di Monterosso (un Presidio Slow Food) in primis. Le ho adorate e ne ho mangiate fino a farmi nauseare (e ancora non me ne è passata la voglia). Sono delicatissime, di un bel colore argentato. Si narra che fossero nate da una costellazione bellissima e luminosissima, ma, ahimè, troppo vanitosa che voleva farsi notare anche di giorno. Questo fece adirare il cielo che la cacciò in fondo al mare così che nessuno avesse mai più potuto vederla. Tutte quelle stelle sono poi diventate le acciughe di Monterosso. Si mangiano in tutti i modi: sotto sale, marinate (le mie preferite), ripiene, fritte, in tegame (il tian, piatto tipico di Vernazza).

Misto di acciughe - Ristorante Gambero rosso, Vernazza


I cian. Terrazzamenti di viti da cui si ricava lo Sciacchetrà (Presidio Slow Food) e i vini delle Cinque Terre DOC


I limoni di Monterosso

venerdì 2 aprile 2010

La pastiera

Eccola qua. Di consueto, ogni Pasqua, nelle case dei napoletani c'è lei: la pastiera, che è un pò la regina della tavola pasquale napolentana (e forse della cucina napoletana). Si narra che sia stata la stessa Partenope a impastarla coi doni che le venivano portati da sette vergini: grano, farina, ricotta, uova, spezie e zucchero. Le mani di una monaca del convento di San Gregorio Armeno a questi ingredienti ha aggiunto l'acqua dei ffrutti che crescevano nel giardino del convento: l'acqua di fiori d'arancio. E così le strade di Napoli si inondavano dell'odore della pastiera, che secondo un diktat di De Filippo deve essere "aveta e zucosa!". E proprio quell'amalgama di sapori e di profumi che strappò un sorriso alla regina Maria Teresa D'asburgo, la regina che non rideva mai, tanto da far meravigliare anche Ferdinando II di Borbone che esclamò: "E che marina! pe ffa ridere a tte, ce vo' a pastiera?".
E con questo dolce, vi auguro una buona e serena Pasqua, sperando che ogni piccolo gesto vi possa strappare il sorriso più bello del mondo. Augui a tutte!
Questa è la ricetta che da sempre si è fatta a casa mia.

INGREDIENTI
Per la pettola:
3 uova grandi o 4 piccole
300g circa di farina
una noce di burro

Per il ripieno:
1 barattolo di grano precotto
1/2l di latte
una noce di burro
1/2kg di zucchero
1/2kg di ricotta
10 uova
1 fiala di fiori d'arancio
1 pizzico di cannella

PREPARAZIONE
Cuocere il grano con il latte, il burro e 2 fette di limone per un mezz'oretta, finchè non ne risulta una crema. Fare l'impasto di base della pettola e farlo riposare. Mischiare zucchero e ricotta e in una ciotola a parte, mescolare le uova, con i fiori d'arancio e la cannella. Unire il grano (dopo aver eliminato le due fette di limone), che intanto si sarà raffreddato alle uova, e infine aggiungere la ricotta zuccherata. Stendere la sfoglia in una teglia imburrata, versarvi dentro l'impasto e decorare con delle strisce di pasta. Infornare per circa 40 minuti a 180°C.

giovedì 1 aprile 2010

Zuppa di cozze del giovedì santo


Ogni festività, si sa, ha il proprio piatto tipico. A Napoli è la zuppa di cozze a farla da padrone il giovedì santo, quando per 3 giorni (almeno fino all'ora di pranzo del sabato santo) non bisogna mangiare carne (almeno non quella di terra). Religiosamente parlando, ad essere sincera, non so le origini di tali tradizioni o veti. Di una cosa sono sicura però: non è Pasqua se il giovedì santo non mangio la zuppa di cozze. E' una delle poche pietanze che mi piacciono di quelle che si preparano a Pasqua (uova di cioccolato a parte, ma quelle non me le preparo mica da sola!) e non si può mangiare se non condita con un bel giro di un olio piccantissimo, 'o rrusso! Quest'olio, rossissimo (e proprio da qui che ne deriva il nome), è un ottenuto dalla macerazione dei peperoncini piccanti in olio d'oliva, tenuti lì per qualche giorno e poi filtrati. Di solito li prepara mia zia, che è pescivendola (no, la mia passione per i piatti di pesce non deriva da lì, anche se hanno contribuito ad alimentarla, visto che da piccola passavo le domeniche mattina in pescheria dai mia zia a osservare le anguille muoversi nelle loro vascone e le vongole spruzzarsi tra loro) e li vende in boccettini. Ovviamente è piccantissimo, quindi se non piace molto il sapore forte non bisogna esagerare.

INGREDIENTI
un polpo
un saccoccino di cozze
un saccoccino di vongole
freselle o crostini di pane
'o rrusso (per chi non ne avesse va bene anche dell'olio piccante. Non è la stessa cosa, ma può rendere l'idea)
PREPARAZIONE
Portare a bollore in una pentola dell'acqua. Quando inizia a bollire, salarla un pò e calarvi il polpo dentro (va calato e rialzato per tre volte, per fargli arricciare i tentacoli e farli venire come in foto) e lasciare cuocere finchè non sarà morbido quando lo pungerete con una forchetta. Nel frattempo far aprire, in due padelle separate, le cozze e le vongole. Quando il polpo è cotto, toglierlo dall'acqua di cottura (che metterete da parte), tagliarlo a pezzetti e farlo raffreddare un pò. Preparare nei piatti uno strato di freselle, bagnarle con l'acqua di cottura del polpo (che se volete e, soprattutto, se vi piace potete berla in una tazza condita con un pò di pepe. A mio padre piace tanto!) e distribuirvi su il polpo, le cozze e le vongole. Condire con un giro di rrusso e servire.


La foto di Mr. Polpo l'ho messa perchè mi piace tantissimo il modo in cui si arricciano i tentacoli quando li metti a bagno nell'acqua bollente.

Scialatielli al limone con vongole e dadolata di verdure

Bene, bene: vi avevo detto delle mie giornatine no, cioè di quelle che partono alla rovescia e continuano ancora peggio? Ecco dire che la giornatina della volta scorsa si è conclusa con un piccolo party che a mia insaputa alcuni virusetti informatici hanno indetto nel mio pc. Questo mi ha impedito per un pò di poterlo riaccendere e di poterci lavorare su (con un grande timore per i file che ancora non sono riuscita a passare sul mio hard disk esterno). Oggi non so come (e non voglio neanche saperlo a sto punto, considerando che io e la tecnologia siamo proprio in due poli completamente opposti) si è rianimato: mi ha permesso di tirare giù alcune foto che avevo scattato in questi giorni prima che la mia macchinetta fotografica (dotata di vita autonoma, come ormai la maggior parte degli elettronici ed elettrodomestici in casa mia) decida elegantemente di cancellare tutto. Tra le varie foto c'erano quelle della ricetta di cui vi parlerò tra poco. Il tutto, poco fantasioso direi (ma sotto effetto di dosaggi di antistaminico cosa ci si poteva aspettare?!), però molto buono. Degli scialatielli vi avevo già parlato in questo post; il condimento è una reinterpretazione di un piatto che prepara spesso mia madre e che prevede molto più pomodoro e zucchine tagliate molto più grosse. Io ho volutamente messo meno pomodoro e zucchine tagliate a cubetti, un pò per effetto decorativo (vuoi mettere riconoscere il colore di tutti gli ingredienti, piuttosto che ritrovarti un mar rosso nel piatto?) e un pò per dare più spazio alle vongole e agli scialatielli di esprimere tutto il loro sapore (e poi diciamo che ci sarebbe anche il fatto che non ricordavo assolutamente come preparava la pasta mia madre!).
Ma veniamo a noi.

INGREDIENTI
250g scialatielli al limone (ma vanno bene anche quelli normali)
400g vongole
1 zucchina
8 pomodorini datterini
olio extravergine d'oliva
peperoncino
sale

PREPARAZIONE
Scaldare un pò di olio in una padella con un pò di peperoncino e farvi aprire le vongole. Nel frattempo tagliare la zucchina e i pomodorini a cubetti, scaldare dell'olio in un'altra padella e farvi rosolare le zucchine e poi, quando saranno cotte, aggiungervi i pomodori. Lessare la pasta in abbondante acqua salata. Quando è cotta versarla nella padella delle vongole, aggiungere la dadolata e far saltare.

Lo so, lo so che da quando ho aperto il blog metto solo ricette di pesce: è che mi piace così tanto.. prometto che ne metterò qualcuna di carne.. prima o poi!

Con questa ricetta vorrei partecipare alla raccolta del sito "Gnam gnam.it"
La cucina a colori - Raccolta di ricette di cucina
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