Perchè eretiche? Perchè ovviamente alla ricetta originale, tipicamente siciliana, ci ho apportato delle mie modifiche. Si sa che quando le parole sono narrate e non scritte c'è sempre una rielaborazione mentale e si ricorda quello che si vuole di ciò che è stato raccontato. Questo è quello che è successo con questa ricetta. Avevo la "tenera età" di 16-17 anni quando la vidi in televisione (il programma non lo ricordo) e me ne innamorai. Amo gli abbinamenti agrodolci e la cucina siciliana ne è ricca. Quello che però ho omesso di ricordare è che nella preparazione occorrono anche pomodorini e le alici dovrebbero essere quelle sotto sale. Ecco, io ne ho fatto la versione bianca (che preferisco, sinceramente) con alici fresche (lo zio pescivendolo ;).
INGREDIENTI
320g linguine
400g alici
un pugno di uva passa
un pugno di pinoli
pangrattato (a occhio)
1 spicchio d'aglio
olio extravergine d'oliva
PREPARAZIONE
Rosolare in una padella capiente lo spicchio d'aglio con l'olio. Quando si sarà dorato, toglierlo e aggiungere le alici eviscerate, deliscate e tagliate a pezzetti e cuocerle, finchè non si saranno quasi sciolte. Intanto far rinvenire l'uvetta in acqua tiepida e aggiungerla, coi pinoli, al condimento. Lasciare insaporire ancora per qualche minuto. Intanto a parte in una padella antiaderente far dorare il pangrattato (senza olio). Quando la pasta è pronta, saltarla nella padella del condimento e spolverarla con il pangrattato.
Anche in tempi di studio matto e disperatissimo, bisogna pure addolcirsi la vita, no?
Era da un pò che delle belle e tonde nocciole campeggiavano nella dispensa, in attesa di essere utilizzate, e fare sempre la solita torta di nocciole (che pure dovrà comparire su questi schermi) ho cominciato a sfogliare un pò di libri e ho trovato questi amaretti tipici dell'avellinese. Lì, si sa, sono gran produttori di nocciole (Mortarella, Camponica, ecc..) e gli impieghi di questi gustosissimi semi sono tanti.
Prepararli non ci vuole niente. Una decina di minuti sono buoni per impastare e zuccherare le palline di amaretti e una ventina di minuti in forno sono più che sufficienti per far sprigionare il loro odore e gustarli.
INGREDIENTI (ricetta tratta da "Dolci napoletani" di Luciano Pignataro)
1kg di nocciole
700g zucchero
5 uova
PREPARAZIONE
Tritate le nocciole. Unire lo zucchero e le uova e impastare. Formare delle palline e passarle in altro zucchero. Cuocere in forno preriscaldato a 170°C per una ventina di minuti o finchè non saranno dorati.
Io ho fatto la mezza dose e ne sono usciti una trentina. Con la dose segnata ne usciranno più o meno il doppio (se la matematica non è un'opinion :)
Con questa ricetta partecipo al contest di Provare per gustare sulle ricette regionali. Scade il 15 dicembre, quindi ne avrete di tempo per pensare a qualcosina ;)
Ormai sapete che è già da un pò che aspetto l'inizio dell'università. E finalmente direi che è arrivato! Mi spiego meglio, non è che sia iniziata l'università coi corsi ecc, ma c'è un piccolo test di verifica da fare prima di iniziare, giusto per vedere a che punto siamo coi lavori :) E quindi oggi si comincia, anzi, si ricomincia con lo studio matto e disperatissimo che ha segnato tre anni della mia vita e che mi accompagnerà ancora per altri due anni (nella migliore delle previsioni.. Mi voglio laureare in fretta, mica prendere la pensione in università ;).
Certo che dopo quasi tre anni di totale assenza dallo studio (o quasi totale, visto che nel corso dei tre anni mi sono anche dedicata all'università di turismo) mi fa strano riprendere in mano i libri di medicina, biologia, biochimica, ecc.. Ma va bene così. Sarò anche abbastanza frettolosa, ma non vedo l'ora di avere tra le mani già la seconda laurea e pensare finalmente a definire meglio i miei progetti :D
Intanto che aspetto e studio, mi godo questo premio che gentilmente Lady Boheme (grazie mille, Lady) di Hiperica ha donato a tutte noi. E a mia volta lo giro a tutte voi che passate di qua :D
Buon contagio creativo ;)
Ormai è risaputo, adoro viaggiare. Vedere posti nuovi, conoscere nuove persone, conoscerne la storia e la cultura, i loro angolino di pace. E anche i loro piatti tipici, ovviamente.
La Sicilia rientra in uno di quei tanti luoghi che ho visto. Un paio di volte, anche, ed ogni volta ho scoperto qualcosa di nuovo, pur stando sempre nelle stesse zone. Ma è grande come isola e bisognerebbe girarla ancora.. Quindi un'ulteriore capatina bisognerebbe farla, se non altro per ringraziare il padre di una ragazza che abbiamo conosciuto in Sicilia, che mi ha gentilmente dato la ricetta delle sue arancine. Ci invitò una sera a cena: "Sentirete che quelli che avete sempre mangiato voi sono nulla in confronto a questi". Eccesso di modestia? No, no! Aveva perfettamente ragione. Affondare i denti in quella palla rovente e sentire a un certo punto l'acidulo del pomodoro, la dolcezza dei piselli e l'amaro della fontina niente aveva a che vedere con gli arancini comprati in rosticceria. Anzitutto perchè in rosticceria solitamente condiscono tutto il riso col sugo, invece in Sicilia, almeno i casalighi, raccolgono tutto il condimento al centro dell'arancino. "Devono essere grandi, quanto la tua mano. E dagli due forme: la tonda per quelli bianchi, a cono per quelli al sugo". Erano le parole che mi ronzavano in testa mentre davo forma ai miei arancini. E come una scolaretta ho eseguito diligentemente il mio compito e il risulatato (nonostante ci fosse mia madre a gufarmi, continuamente) è stato ottimo.
INGREDIENTI
1kg di riso aborio
2 dadi di brodo di carne
2 bustine di zafferano
1 cipolla
fontina
PREPARAZIONE
Far rosolare la cipolla tagliata a pezzi grossi in una pentola. Da parte sciogliere in un litro e mezzo di acqua i due dadi da brodo. Quando la cipolla è rosolata, aggiungere il brodo e portare a ebollizione, quindi togliere la cipolla e aggiungervi il riso e lo zafferano. Scolare il riso quando è quasi cotto e far raffreddare.
Gli arancini classici si possono fare di due gusti: bianchi (con besciamella, piselli, prosciutto cotto a cubetti e fontina) e al sugo (ragù di carne -ho usato della carne tritata, pr gestirla meglio nel ripieno.. non me ne vogliano i siciliani - piselli e fontina). Dargli la forma, rispettivamente di una palla e di un cono e friggerli in abbondante olio.
Uno dei motivi per cui mi piace viaggiare è che ti permette di conoscere sapori diveri da quelli a cui siamo solitamente abituati. Spesso mi ritrovo a chiacchierare con gente del posto o di carpire qualche informazione top secret in qualche locanda. Come è capitato per questo piatto. Un primo tipico lucano, che ho mangiato alla Lanterna Verde, una trattoria di Trecchina (PZ). Dopo varie moine sono riuscita a farmi dire dal cameriere la ricetta. Molto semplice, ma buonissima.
I pepi cruschi non sono altro che peperoni del tipo corno di bue essiccati al sole. Li vendono a trecce come i peperoncini.
INGREDIENTI
320g capunti
5-6 pepi cruschi
2-3 fette di pane raffermo
ricotta stagionata (io non ne avevo e ho fatto un misto di scaglie di parmigiano e di pecorino romano)
olio evo
PREPARAZIONE
Tagliare il pane a cubetti. Scaldare in una padella dell'olio e quando è caldo versarci i cubetti di pane e farli dorare. Intanto pulire i pepi cruschi e tagliarli a pezzetti. Versarli nella padella del pane e lasciarli cuocere. Lessare la pasta, scolarla al dente e farla saltare nella padella del sughetto. Servire in tavola spolverizzando con un grattatina di ricotta stagionata.



Foto di un'estate a Procida.. Qualche scorcio, che adoro fotografare (qualche foto è mia, qualcuna è di mia sorella.. due figlie di un fotografo di fronte a cotanta bellezza cosa potevano fare?), qualche tuffo.. C'è molto da indiare a chi al mattino ha la fortuna di affacciarsi e avere un panorama del genere. Già. Sono state due settimane molto meditative. Un pò forzate, per chi, come me, non riesce mai a stare ferma. Ma mi hanno fatto meditare su tante cose e rivedere un pò l'ordine delle priorità che mi sono data.
Il lavoro, lo studio, me stessa, il ballo, la cucina..
E per quanto riguarda la cucina, anche in vacanza non mi sono fermata. Ovviamente, adattandomi a quello che poteva offrire una casa in affitto :D
Ed ecco questo carpaccino di pomodori, che ho trovato sulla rivista "La cucina del Corriere della Sera" di Agosto. Una ricettina facile, facile e buona buona.
INGREDIENTI
3 pomodori tondi da insalata
acciughine sott'olio
4 cucchiai di pinoli
olive nere
basilico, sale e olio
PREPARAZIONE
Lavare i pomodori e tagliarli a fettine sottili. Snocciolae le olive nere e tagliarle a pezzettini piccoli. Sgocciolare le acciughine dall'olio. Dorare i pinoli in una padella antiaderente. Disporre i pomodori in un piatto da portata, salarli, cospargerli col trito di olive nere, le acciughine spezzettate e i pinoli. Condirli con un filo d'olio e dei ciuffetti di basilico.
Nella sua semplicità è banale, ma il sapore è ottimo.
E con questa ricettina direi che si fa un punto e si comincia d'accapo ;)
A presto e buon rientro a tutte/i


Music Playlist at MixPod.com
Ho latitato, ho latitato, ma sono tornata in maniera più o meno stabile. In questo periodo di eventi ne sono capitati tanti. Vi avevo lasciate al nuovo lavoro e tutto il carico di responsabilità. Beh quello continua, con gli alti e i bassi tipici di chi si mette a dieta nel periodo estivo e sa che dopo poco deve andare anche in vacanza (la tipica ansia da prova costume, con tanto di crisi isteriche). In più si è anche aggiunta una piacevole sorpresa, che aspettavo da 3 anni: mi hanno pubblicato la tesi di laurea su una rivista scientifica :D
E tra caldo e passeggiate e aria di Napoli che mi rigenera, diciamo che la cucina è stata un pò messa da parte.
E ora che finalmente ho trovato un pò di tranquillità o meglio di organizzazione, riprendo il discorso da dove lo avevo lasciato, e cioè da Napoli. E cosa poteva meglio rappresentare Napoli se non 'o rre: 'o bbabbà!
Si dice che non sia propriamente un dolce napoletano, ma un dolce di un pasticciere polacco a servizio del re di Francia, Luigi XV. Sul tipico baba (e non babà) ci rovesciò maldestramente del rum, ma la cosa piacque al re. Tanto che fu portato a Napoli grazie alla regina Maria Carolina, moglie del re Ferdinando di Borbone, in continuo contatto con la moglie, nonchè sua sorella, di Luigi XV, la regina Maria Antonietta.
In ogni caso, polacco o no, il babà è il mio dolce preferito e quando ne ho voglia me lo preparo in casa, con tanto di invasione di tutte le stanze dell'odore di buono che sprigiona.
INGREDIENTI ricetta presa da "I dolci napoletani" di Luciano Pignataro
170g latte
1 cubetto di lievito di birra
70g zucchero
1 cucchiaino di sale
6 uova
450g farina
150g burro
Per lo sciroppo al rum
400g acqua
500g zucchero
300g rum
PREPARAZIONE
Sciogliere il lievito nel latte tiepido. Aggiungere le uova, il sale, lo zucchero e metà della farina. Sbattere velocemente con la frusta. ASggiungere il burro ammorbidito tagliato a pezzetti e la restante farina. Quando l'impasto si è rassodato, versarlo in uno stampo e farlo lievitare più o meno per un'ora e mezza. Infornare a 200° C per 30-35 minuti. Toglierla dal forno e farla raffreddare, tenendola nello stampo. Intanto preparare lo sciroppo portando ad ebollizione acqua, zucchero e rum, e lasciare cuocere finchè non si sarà sciolto del tutto lo zucchero. Far raffreddare lo sciroppo e, quando è pronto, inzuppare il dolce e sformarlo in un piatto da portata.